Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 17 Luglio 2006 - 18:30


 

 

IL CONCERTO DI

MANU CHAO e RADIO BEMBA

ROMA 2006, PARCO DEGLI ACQUEDOTTI

Gli ottimi gruppi spalla, Working Vibes, Cor Veleno, Gogol Bordello e Amir hanno abbastanza scaldato l’atmosfera. Sono le ore “tot” della sera estiva romana: l’orologio per fortuna a volte non ha nessuna importanza.
C’è in corso l’alba della luna, piena, che sta segnando l’ora.

Radio Bemba si sta preparando a salire sul palco, si sistemano ad uno ad uno: Garbancito e Davide ai loro posti di combattimento di percussioni e batteria, il buon gigante Gambit al basso elettrico, il tastierista e cantante dei La Phaze (band che alla fine chiuderà il concerto) raggiunge la postazione e il magico Madjid alla chitarra elettrica.



La luna si è appena tolta una piccola nube dagli occhi e mostra il suo volto lirico d’eterna cantante.
Il gruppo già suona componendo il sound, quindi arriva Manu come arriva la luna, sorgente. E’ tutta rossa.

EL HOYO, PELIGRO, POR EL SUELO, una nuova versione di SUENYO DE SOLENTINAME sono i primi temi che riconosco.
C’è un’ adrenalina molto positiva nell’aria.
- One love!- grida Manu.
E fa anche gli auguri all’Italia per la vittoria calcistica della Coppa del Mondo.

segue ...

La luna continua a salire, diventando gialla.

Gli stacchi sul reggae sono potenti, pieni d’anima e l’anima la conduce a meraviglia la chitarra solista di Madjid. La base è quella solida e scatenata di Radio Bemba.
MR BOBBY è forse nella versione più energica e incazzata che ho sentito finora.
Il perfetto plenilunio si sta impossessando del cielo sempre di più.


Eccoci ad uno degli stacchi ska: ho la netta sensazione che lo ska di Radio Bemba si stia “rockizzando” a bestia. Sarà la distorsione metallica dell’attrezzo di Madjid.
Arrivano i consueti stacchi di raccordo del gruppo: tre terzine e un quarto per lo stop. Soffro di una leggera deformazione professionale che mi porta a immaginare scritto ciò che sento con le orecchie.



QUE HORAS SON MI CORAZON?
Non sappiamo l’ora precisa, solo sappiamo che è tempo di una luna grande e luminosa che sale e accompagna il concerto come una grande spettatrice, è un’invitata speciale.
Quando la banda imprime alla canzone un tempo più veloce, ho proprio l’impressione che stiano “sparando” la musica.
Nella mia testa si crea un immediato collegamento con un verso degli Area, mitico gruppo italo-greco anni ’70, quello che dice “ Il mio mitra è un contrabbasso che ti spara….”
In questo caso è il basso elettrico di Gambit, una delle colonne portanti di Radio Bemba.



Segue ME GUSTAS TU, in una versione molto accelerata e rockettara. E poi uno stacco lento, che ci sta da dio.
Manu inizia il comunicato in italiano contro il terrorismo politico, religioso e persino, dice, “matrimoniale”.
Mi metto a ridere ma so che il momento è estremamente serio, soprattutto quando non manca, come sempre, di citare il nome dell’uomo più potente e pericoloso del pianeta, quello che compromette il futuro di tutti i nostri figli, il presidente Bush.

La luna brilla forte, ora, e ci abbraccia di luce, lei che è eterna.


La scaletta continua con QUE PASO’ QUE PASO’, la sigletta di Radio Bemba e poi EL VIENTO, la mitica canzone che chiude il mitico cd CLANDESTINO, che a risentirla così dal vivo è come una vecchia compagna di viaggio che rinnova l’espressione del suo viso.

Poi Manu cita i versi dell’amico Tonino Carotone dalla sua canzone “Me cago en el amor”: “E’ un mondo difficile e vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto, e nostra piccola vita e nostro grande cuore”.

Si toglie la chitarra e canta in rap THE MONKEY dei Mano Negra. Il ritornello tribalissimo “eya eya eya eya- ah” è sempre di mio gusto, mi ricorda che siamo animali molto antichi.

Madjid ora si sfila la chitarra elettrica e imbraccia una vecchia chitarra classica.
Con la dedica “ a tutti i morti dello stretto di Gibilterra” parte la canzone CLANDESTINO seguita da DESAPARECIDO. Il pubblico le canta ambedue, sa i testi a menadito e c’è un gran coinvolgimento nel pigia-pigia di 50.000 persone.
A questo punto mi è chiaro che abbiamo raggiunto il punto “catartico” del concerto, da qui in poi resteremo in alto, senza scendere, fino alla fine.
Così è Radio Bemba.

Segue la deliziosa RUMBA DE BARCELONA e poi LA DESPEDIDA, e stiamo tutti a cantarle.
E così MENTIRA.
Poi al grido di : “This world go crazy” parte un rock Mano Negra, bye bye baby fly che scivola in una versione rock di MERRY BLUES.
E poi INFINITA TRISTEZZA, y choré y choré y choré…
I toni e le dinamiche si spostano dai colori del lento al rock rabbioso.

Radio Bemba è un gruppo generoso, e suona, e suona…



DIA LUNA DIA PENA…pase lo que pase, sea lo que sea, proxima estacion… proxima estacion…Esperanza!!!
Si la tierra tiembla…MACHINE GUN.
Poi una dedica all’EZLN.
E segue l’interpretazione di Manu di una vecchia canzone, VOLVER VOLVER VOLVER.

Il pubblico si è scaldato parecchio e ora comincia a “pogare” persino nell’angoletto dei fotografi, che è quello in cui mi trovo io. E quasi mi sfracellano un seno contro la transenna: che duro! Ahi que mal!

Ora sento la sigla di Radio Bemba e la citazione dell’assassinio dell’Eldorado.
Dopo la mattanza di Genova 2001 Manu sostituì la parola “Genova” alla parola “Eldorado” e dal cd live del tour si scopre che cantò sempre la citazione per le piazze dell’ Europa, rimbalzando così il ricordo dell’ignominia della polizia e del governo italiano di allora.
Probabilmente è così che si guadagnò le smodate “attenzioni” delle forze dell’ordine italiane per gli anni successivi ai fatti del luglio 2001, in cui perse la vita Carlo Giuliani e moltissima gente fu picchiata e arrestata senza motivo, con sospensione dei diritti democratici, tanto da far ricordare quei fatti con appellativi tipo “ la notte cilena”.
Era il primo anno del governo Berlusconi.

Ora Manu ha cominciato a battersi il microfono sulla fronte e sul cuore.
C’è un assolo di batteria che introduce MALAVIDA. Il “pogo” alle mie spalle si va intensificando. Dal pubblico sale la consueta nuvola di polvere che andrà a impastarsi col sudore.
Il servizio d’ordine è costretto a intervenire per segnalare la presenza di bambini nella prima fila: in effetti ci sono due bimbe italiane che avranno fra i nove e gli undici anni accanto a me e una donna filippina piccola piccola con sciarpa palestinese al collo.
Le bambine mi osservano scrivere (quello che voi state leggendo) e a volte mi chiedono i titoli delle canzoni che, quando li riconosco, li annoto.

Come mi viene in mente di continuare a scrivere, in piedi, in mezzo a tutto il casino che ho attorno, lo sanno solo gli dei protettori delle recensioni senza scopo di lucro. Io di solito ballo ai concerti di Radio Bemba, ma stasera ho deciso di “fotografare” l’attimo fuggente e siccome non posseggo macchina fotografica ma ho abbondanza di carta e penna, per una volta farò così.

Guardo l’amica che è venuta con me al concerto, prima era un po’ nervosa per problemi suoi personali, ma ora ha il volto disteso: le vibrazioni positive l’hanno raggiunta. Del resto non avevo dubbi che era il concerto giusto per noi e per tutta la gente che dalla musica di Manu, nei 5 continenti, è resa felice.

La luna è salita e brilla nel cielo carta-zucchero.

SE FUERZA LA MAQUINA DE NOCHE Y DE DIA
Si forza la macchina di notte e di giorno…
Segue KING OF THE BONGO, il pubblico canta il ritornello.
Manu annuncia il concerto successivo dei LA PHAZE, coi quali si ripresenterà suonando la grancassa.
Poi presenta i componenti di Radio Bemba che vengono tutti insieme a salutarci con un bell’inchino generale, classico, sudato.

E arriva un pò di silenzio, in cui suona solo la luce di questo plenilunio estivo.

Stella Cappellini
Roma, 11 luglio 2006



 
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